Punto n.1067 del 20-01-2023
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Punto di Montecchio n.1067 del 20-01-2023
BLACKFACE – DJE MARIO FREESTYLE, SCHIO, E LA COMMERCIALIZZAZIONE DEL DISAGIO

Nel 1984, a Filadelfia, città americana da circa 6 milioni di abitanti considerando la sua area metropolitana, nasceva il Gangsta rap, che vide la sua massima affermazione verso la fine degli anni 80 a Nostra Signora la Regina Vergine degli Angeli, metropoli statunitense di circa 13 milioni di abitanti, considerando la sua area urbana. Il gangsta rap non è solo musica, è uno stile di vita, quello dei ghetti delle megalopoli. I testi, che parlano di bande di strada, spaccio, violenza di quartiere, droga, marginalità, omicidi, precarietà sociale assoluta e desiderio di riscatto esplicitato attraverso il crimine, descrivevano semplicemente quello che accadeva in quella realtà. Metropoli occidentali in cui la vita valeva pochissimo, in cui i bianchi o erano nemici o clienti del mercato, principalmente quello del crack e poi dei suoi surrogati o derivati. Roba tosta, vita tosta. Chi rappava quella musica era gente che viveva quella vita che cantavano, molti di loro sono morti giovani, di Aids, di overdose, uccisi in sparatorie o in agguati. Ne ricordo solo due: Eric Lynn Wright e Lesane Parish Crooks. Sono tra i più famosi.
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